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QUEL PAZZO 2020 Declinato al femminile

24/31 ottobre 2020 - Galleria d'arte This is Not Torino, Torino

22 tele realizzate nel periodo del lockdown che raccontano Quel pazzo 2020 declinato al femminile dove la gioia e l’insicurezza delle mie donne si uniscono ad anticonformismo e determinazione per raggiungere un sogno



Declinazioni al femminile

22 novembre / 6 dicembre 2019 - Milano Art Gallery, Milano

"42 tele - 42 donne - 42 storie in cui ci si può identificare, perché tutti noi possiamo condividere gli stessi sentimenti a dispetto di differenze culturali, sociali, linguistiche, di sesso o di razza... Infatti, l'obiettivo principale di un uomo che dipinge le donne è di porre uno scomodo quesito sul fatto che il mondo forse non è diviso in fazioni come ci hanno detto, ma va soltanto visto con occhi diversi"

Principali mostre collettive

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2020 - "This is not a Dream" presso la Galleria "This is not Torino", Torino

2020 - "This is not Quarantine" presso la Galleria "This is not Torino", Torino

2020 - "Solstizio d'estate" presso Galleria Zamagni, Rimini

2020 - "ArteGenova", presso la stand della Galleria Farini, galleria storicizzate

2019 - "Biennale di Milano" presentata da Vittorio Sgarbi presso "Brera Site", Milano.


2019 -  "Art Parma Fair"

2019 - "Sembra Complesso" a cura di Anna Soricaro presso l'associazione culturale "Zero1" di Barletta, con il patrocinio della Fondazione De Nittis.

2019 - "Mostra Internazionale" a cura di Vittorio Sgarbi, presso il Palazzo Leti Sansi a Spoleto.

2019 - "Paris Artexpo" a cura di Leonarda Zappulla, presso la "Galerie Thuillier" a Parigi.

2019 - "Mantova Artexpo" a cura di Serena Carlino, presso il Museo Gonzaga di Mantova.

2019 - "Sugerencias" a cura di Silvia Arfelli, presso la "BCM Art Gallery" di Barcellona.

2019 - "Pro Biennale" presentata dal Prof. Vittorio Sgarbi, presso la Scuola Grande di San Teodoro a Venezia.

2019 - "Human Connections" a cura di Monica Ferrarini, presso la Galleria d'Arte "Ess&rre", Lido di Ostia (Roma).

2019 - "Non Sogni" a cura di Anna Soricaro, presso l'associazione culturale "Zero1" di Barletta, con il patrocinio della Fondazione De Nittis.

2019 - "Animus et Anima" a cura di Gina Affinito, presso il complesso di "San Severo al Pendino" a Napoli, con il patrocinio del comune di Napoli.

2019 - "Disegnarte" a cura di Laborart,  presso la Galleria "Area Contesa Arte" di Roma. 

Premi / Riconoscimenti

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2019 - Selezionato come finalista del "Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti"
2019 - Selezionato nella Shortlist di "Art-rooms Awards - London"
2019 - Premio "Mostra Collettiva" del contest "Biancoscuro Art Contest" con l'opera Female Legacy
2019 - Selezionato tra i finalisti della seconda edizione di "Prisma Art Prize"
2019 - Premio collaterale "Mostra Salone Regionale" del Premio Lynx
2019 - Expertise di Paolo Levi per Big Jump 
2019 - Premio "Milano Art Gallery"

Critiche

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Vittorio Sgarbi

C’è un forte bisogno di indispensabilità, di non gratuito nella pittura di Matteo Fieno, la stessa che al di fuori dell’arte lo porta a prendere le distanze dal consumismo indotto o dalle lusinghe più vacue della civiltà tecnologica. Poco c’è da vedere nelle sue opere più emblematiche: un colore uniforme nel fondo che, malgrado l’apparente piattezza, fa da spazio fisico non meno che mentale, un pò come in certo Katz (Alex) prima maniera, a un corpo nudo di donna che con esso interagisce. Il segno è netto, a circoscrivere i corpi suadenti come isole nel mare, assorbendo in un certo qual senso tutte le varianti espressive del Post-Impressionismo succedutesi fra Gauguin, Lautrec, Cézanne, Matisse fino, potremmo dire, a Marlene Dumas. Non c’è però mai dramma in questi nudi, mai tensioni che non rispondano a una propensione connaturata, a uno spontaneo, innocuo istinto dinamico. Né carnalità straboccante, per quanto sensualità di queste donne, flessuose e dinoccolate anche quando le fattezze sono morbide e tondeggianti, risulti innegabile. Donne spiccatamente moderne, insomma, figlie dell’era industriale, piuttosto che evocazioni dell’eterno femminino. Qualche volta ci vengono presentate anche non nude e alle prese con movimenti predeterminati, sottoposti a una loro grammatica (la danza, per esempio), nel qual caso ti accorgi che si tratta di divagazioni capaci in qualche modo di annacquare il discorso. Meglio lo scoperto in posa più ordinaria, perché meno materia pittoricamente differenziata si offre alla vista, più si è liberi. Non solo di creare in maggiore coerenza, ma anche di concentrarsi totalmente, per chi le creazioni le guard, sull’oggetto della riflessione, Fieno non ci lascia soli in questa impresa, accompagna talvolta le sue opere con didascalie che ricordano lo spunto di vita da cui si è mosso (in alcuni casi le citazioni da opere d’arte precedenti parrebbero palesi), oppure l’intento emotivo perseguito - l’”impresssione”, come la chiama - nel raffigurare il corpo femminile in una determinata maniera, in relazione alla circostanza ambientale entro cui agisce. E’ sorprendente, a sottolineare il fatto che il bello dell’arte sta nel suo non essere mai un messaggio univoco, rendersi conto di quanto quegli spunti e quegli intenti possano essere ininfluenti ai fini della nostra percezione delle opere. Come se pretendessimo, davanti a quei dialoghi sempre aperti fra corpo e spazio assoluto, fra la dimensione più immediata del fisico e la sua trasposizione concettuale, di individuare un nostro personale percorso, a seguire gli avvincenti contorni delle forme che fossero avventure dell’occhio, una nostra chiave interpretativa sulla quale riversare le nostre curiosità, le nostre inclinazioni, le nostre passioni cosi come le nostre esperienze esistenziali fanno maturare. È proprio in virtù di questo meccanismo proiettivo che le donne di Fieno diventano le nostre donne, quasi che derivassero dalla nostra mano, dalla nostra sensibilità, invece che dalle sue. Per un artista non ci potrebbe essere soddisfazione maggiore: essere “espropriati” delle proprie invenzioni mediante la soggettività dell’interpretazione vuol dire essere riusciti ad aprirsi agli occhi e alle menti degli altri, invece di tenerle relegate entro i ristretti confini del proprio io. Riconoscendosi, nel caso specifico di Fieno, in un unico, grande slancio interiore: l’amore incondizionato per l’affascinante, irresistibile unicità del pianeta donna. Non so quante artiste potrebbero manifestarne di più di lui.

Visto su

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2020 - Articolo su Marie Claire "L' artista delle donne. Matteo Fieno scruta l'universo femminile con una galleria di 22 tele realizzate durante il lockdown" di Danilo Ascani
2020 - Articolo su Marie Claire "Il calendario delle mostre per l'autunno 2020"
2020 - Articolo su Posh.it "Langhe d'autunno: tre tappe d'eccellenza fra arte, cucina e vini del territorio" di Antonella Tereo
2020 - Articolo su James Magazine "Matteo Fieno: l'artista che ama le donne" di Ilenia Carbonara
2020 - Articolo su Art Special Day "Matteo Fieno: l'artista delle donne dallo stile impressionista" di Ilenia Carbonara
2019 - Articolo sul quotidiano nazionale LA STAMPA  del 21 novembre 2019 "Le donne di Matteo Fieno lasciano l'atelier di Diano per Milano Art Gallery" di Roberto Fiori
2019 - Articolo su Il Giornaliero "Declinazioni al femminile: l'artista Matteo Fieno presenta le sue Opere al "Milano Art Gallery" di Giuseppe Rigotti
2019 - Articolo su Creativinn
2019 - Articolo sul sito americano The New York Journal "Matteo Fieno: the artist of women"
2019 - Pubblicazione sul numero 34 del 2019 della rivista d'arte "Biancoscuro"
2019 - Pubblicazione sul numero 2 del 2019 del periodico d'arte "ART NOW"